Urbanistica INFORMAZIONI

I contenuti del Pgt

Principali obiettivi

Il Comune di San Donato Milanese nella primavera del 2009 ha dato nuovo avvio alla procedura per la redazione del Piano di Governo del Territorio (Pgt). Il rinnovo dello strumento di pianificazione, oltre che per l’adempimento di legge, trae origine dall’obiettivo di dare continuità ai principali elementi di valore che caratterizzano il proprio territorio, con una linea di condotta contraddistinta dall’intenzione di garantire l’equilibrio tra lo sviluppo/qualificazione delle funzioni e la dotazione dei servizi e delle infrastrutture, in un quadro di compatibilità sociale ed ambientale.

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Propedeutica alla redazione del Pgt è stata la stesura di Linee guida, (presentate pubblicamente, discusse ed approvate dalla Giunta Comunale nel luglio 2009) nelle quali in undici punti si sono enunciati i principali obiettivi che si intendevano perseguire attraverso la formazione del Piano.
I contenuti di questi punti riguardano:

  1. La conferma, sostanziale, delle previsioni non attuate del Prg vigente, tenendo tuttavia conto del permanere dell’attualità delle destinazioni assegnate, ovvero dell’insorgere di nuovi bisogni o di intervenuti mutamenti che rendono necessario un ripensamento delle originarie previsioni e, conseguentemente, la proposizione di usi alternativi.
  2. Il contenimento delle ipotesi di nuove espansioni urbanizzative, anche in considerazione della qualità e della quantità dei fabbisogni espressi dalla popolazione insediata ed insediabile.
  3. La ricerca di modalità di risposta al fabbisogno abitativo espresso, in particolare, dalle giovani coppie, a fronte di un mercato immobiliare molto selettivo, che ha determinato un fenomeno di progressiva espulsione di residenti, sia verso i comuni della seconda cintura di Milano, sia verso quelli della Provincia di Lodi, con l’offerta di quote di edilizia residenziale a prezzo convenzionato.
  4. Il rafforzamento della struttura economica e produttiva, con una disponibilità a soddisfare le esigenze di trasformazione delle funzioni presenti.
  5. La ricerca di uno spazio collettivo riconosciuto per compensare la mancanza di una centralità urbana riconoscibile. Dunque la necessità di connotare lo spazio pubblico e gli edifici destinati ad accogliere i servizi collettivi con forme tali da valorizzare il loro carattere simbolico. In questo quadro si manifesta l’esigenza di porre attenzione alla fase di attuazione del progetto previsto per le aree centrali, al momento ancora non attuato, cercando soluzioni condivise, che possano favorire eventuali nuove idee di sviluppo parzialmente modificative di quelle già definite.
  6. La definizione di un sistema di interventi coerenti con le caratteristiche ambientali dell’ambito fluviale del Lambro, con la delocalizzazione delle attività non compatibili, e, al contempo, la valorizzazione di iniziative volte alla progressiva riqualificazione ambientale del Fiume, in sinergia con le azioni promosse dal Parco regionale Agricolo Sud Milano.
  7. La ricerca delle forme per estendere la qualità ambientale propria del cuore della città dell’Eni, Metanopoli, alle altre parti di città e mirare a promuovere la città di San Donato Milanese come modello per uno sviluppo metropolitano compatibile, utilizzabile come riferimento per le altre realtà del contesto territoriale, con particolare riferimento alla riqualificazione delle aree di frangia, sostenendo quelle iniziative, anche private, che prestino attenzione all’innalzamento della qualità urbana.
  8. Con riferimento alle infrastrutture di servizio di scala locale e sovra comunale presenti nella città, operare non solo per garantire l’attuale livello di dotazione e di efficienza, ma anche per migliorarlo con particolare attenzione anche agli aspetti gestionali.
  9. Considerare nell’ambito delle competenze proprie del Pgt in materia di mobilità, le esigenze e le opportunità connesse alle diverse modalità: il miglioramento delle condizioni di accessibilità veicolare di scala sovra locale e la protezione della città dal traffico di attraversamento; la valorizzazione delle linee di forza del trasporto pubblico presenti e previste sul territorio; il potenziamento dell’offerta infrastrutturale per la mobilità dolce (ciclisti e pedoni), ricercando la collaborazione dei soggetti e delle aziende insediate per l’ottimizzazione dei servizi già offerti.
  10. In termini generali di governo della città, per il raggiungimento di obiettivi di interesse pubblico e generale, fare ricorso al set degli strumenti disponibili che consentono modalità operative non rigide, ma, al contrario caratterizzate da flessibilità, efficienza ed efficacia, in modo da poter calibrare le azioni e le scelte del piano, attraverso la negoziazione, adeguandole alle nuove esigenze.
  11. Garantire la Sostenibilità degli interventi edilizi.

La flessibilità per una migliore città Pubblica

L’idea-guida che ha orientato la redazione del Pgt è stata quella della flessibilità, intesa come capacità dello strumento di adattarsi a soluzioni diverse ed alternative, ma tutte ugualmente capaci di dimostrare la loro sostenibilità rispetto alla costruzione della città pubblica ed al disegno complessivo del piano.
In questa prospettiva, la flessibilità è concepita come la capacità del piano di prevedere opzioni alternative, valorizzando al contempo il ruolo propositivo dei diversi attori, nella consapevolezza che le migliori opportunità talora possono essere perseguite attraverso la concertazione e il consenso, una volta che siano stati resi espliciti e condivisi gli obiettivi non negoziabili del piano stesso.
Tali considerazioni, rafforzate dalle proposte e dai contributi presentati dai diversi attori presenti sul territorio, hanno condotto ad uno strumento pianificatorio in cui le previsioni, per ciascuna delle diverse tipologie di Ambiti di Trasformazione, sono strutturate su più livelli.
Ferme restando le “previsioni di base” per il tessuto consolidato, rappresentate dall’insieme degli interventi di tipo manutentivo e di recupero (fino alla ristrutturazione edilizia) regolati dal Piano delle Regole, le previsioni del Documento di Piano si articolano su uno, due o tre livelli negoziali, a seconda delle caratteristiche e delle potenzialità proprie di ciascuno degli Ambiti di Trasformazione.
Esemplificando: accedere al primo livello di negoziazione significa attuare previsioni, per un determinato Ambito di Trasformazione, non dissimili da quelle già contenute per la corrispondente area nello strumento previgente - verificata la loro attualità - rispetto alle quali la realizzazione dei soli servizi e delle attrezzature direttamente funzionali ai diversi insediamenti, dà conto della loro sostenibilità rispetto al sistema urbano complessivo ed alla città pubblica.
Accedere al secondo livello di negoziazione significa invece attuare trasformazioni per il medesimo Ambito potendo disporre di indici di utilizzazione territoriale incrementati per effetto dell’attribuzione degli indici provenienti da una certa categoria di ambiti di perequazione. Il secondo livello di negoziazione, a determinate condizioni, può permettere di insediare funzioni aggiuntive rispetto al primo livello se ritenute compatibili. In questo caso la sostenibilità rispetto allo sviluppo urbano è associata oltre che alla cessione di aree, anche a prestazioni, in termini di opere e attrezzature, per il raggiungimento di una dotazione che non si limita al soddisfacimento dei bisogni connessi all’insediamento, ma che viceversa concorre alla riqualificazione e alla realizzazione, anche in quota parte, del sistema dei servizi di interesse generale nel suo complesso.
Come accennato, il limite dimostrato, da un lato, da previsioni di piano rigide e vincolanti e, dall’altro, dalle opportunità perseguibili attraverso forme di pianificazione di tipo negoziale, ha fatto propendere per una certa apertura del Documento di Piano anche rispetto a ipotesi pianificatorie non perfettamente configurabili al momento della sua redazione, ma non per questo da escludersi a priori. Per alcuni degli Ambiti di Trasformazione individuati dal Documento di Piano, è dunque prevista la possibilità di accedere ad un ulteriore livello di pianificazione, il terzo. Si è trattato evidentemente in questo caso di delineare attraverso il Documento di Piano una maglia di regole progettuali che, indicati chiaramente gli irrinunciabili obiettivi da raggiungere, permetta di valutare anche ipotesi di trasformazione diverse da quelle previste dal Documento di Piano, ferma restando in capo al proponente la realizzazione delle compensazioni che garantiscono la sostenibilità rispetto al corretto sviluppo urbano della proposta formulata.
Alla flessibilità delle previsioni del Documento di Piano corrisponde la gradualità nelle procedure di autorizzazione degli interventi, secondo una logica che tende ad una verifica tanto più semplificata quanto più determinate siano le trasformazioni ammesse e, viceversa, tanto più incisiva quanto più orientativi e di indirizzo siano i contenuti del Documento di Piano per ciascuno degli Ambiti di Trasformazione.
Analogamente a quanto previsto per il tessuto consolidato dal Piano delle Regole, in cui gli interventi ammessi saranno attuati con titolo abilitativo semplice o con permesso di costruire convenzionato in relazione all’entità delle trasformazioni previste, gli interventi per gli Ambiti di Trasformazione individuati dal Documento di Piano potranno essere attuati con piano attuativo, in alcuni casi anche adottato dalla Giunta Comunale (ai sensi della Lr 12/2005, art. 14, c. 4 bis) ovvero con un Programma Integrato di Intervento, di competenza del Consiglio Comunale o, se di rilievo regionale, subordinati all’approvazione di un Accordo di Programma.

Data di pubblicazione: 24 marzo 2011