Parte del Servizio "Ricordo di Sandra Vecchietti"
a cura di Carolina Giaimo
Vice Presidente nazionale Inu, Direttrice UI, DIST/Politecnico di Torino
La partecipazione di Sandra Vecchietti, a inizio anni 2000, nella redazione di Urbanistica Informazioni, segnò un periodo di intensa collaborazione e confronto. Sandra portava competenza, curiosità metodologica e attenzione ai contesti e alle persone, con una visione di urbanistica utile, pubblica e responsabile. Dal 2021 ha curato la rubrica “Mosaico Italia”, valorizzando esperienze locali e collegando piani e territori in un racconto corale dell’urbanistica italiana. Il suo lavoro ha reso visibili complessità, differenze e innovazioni, trasformando la rubrica in un osservatorio della pianificazione contemporanea. La sua eredità redazionale vive nelle pagine che ha curato, nello stile, nel rigore e nella capacità di raccontare l’urbanistica come responsabilità verso comunità e città.
Il mio incontro con Sandra Vecchietti risale all’inizio degli anni 2000, quando Paolo Avarello chiama entrambe a far parte della redazione nazionale di Urbanistica Informazioni, di cui aveva assunto la direzione a partire dal n. 162/1998.
Erano anni assai intensi, di confronto e costruzione collettiva, in cui la rivista continuava a porsi come un laboratorio vivo di idee e di linguaggi. Particolare enfasi aveva assunto il profilo pluralistico di tutte le posizioni politico-culturali che assumevano rilevanza nel dibattito interno ed esterno all’Istituto (diretto da Stefano Stanghellini a partire dal 1993), quale espressione delle prassi e della cultura urbanistica.
Sandra portava nella redazione la sua cifra distintiva: una competenza solida, una curiosità metodologica mai formale e la capacità di coniugare il rigore tecnico con l’attenzione alle persone, ai contesti, ai territori. In ogni discussione emergeva la sua visione di un’urbanistica utile, pubblica, fondata su un’etica della responsabilità e della misura.
Quando, nel 2021, ho ricevuto l’incarico di dirigere la rivista, ho pensato subito che Sandra rappresentasse una componente cruciale del progetto editoriale che mi accingevo a promuovere. Il mio intento era quello di far dialogare più strettamente la ricerca con la pratica della pianificazione, restituendo spazio e voce alle esperienze concrete che animano la disciplina nei diversi territori del Paese e in Europa.
In questa prospettiva, le chiesi di seguire in particolare la realizzazione della rubrica “Mosaico Italia”, convinta che la sua conoscenza dei processi urbanistici e la sua sensibilità verso la dimensione territoriale potessero contribuire in modo rilevante alla costruzione di quel racconto corale dell’urbanistica italiana.
Sandra ha interpretato quel compito con la serietà e la misura che le erano proprie. E a partire dal 2021 ha curato “Mosaico Italia” con attenzione, rigore e sensibilità, qualificandola come finestra privilegiata sulle esperienze locali. Ha selezionato contributi significativi, ha costruito nessi tra piani e contesti, ha dato voce a pratiche di pianificazione che, pur diverse tra loro, condividevano l’obiettivo di rendere i territori più equi, sostenibili e abitabili. Grazie al suo lavoro di coordinamento, la rubrica è diventata un osservatorio della pianificazione contemporanea, in cui il mosaico delle esperienze regionali trovava ordine e senso all’interno di un disegno editoriale complessivo e unitario.
Anche quando il suo impegno complessivo nella vita redazionale era più discreto, la presenza di Sandra si avvertiva con chiarezza.
In lei convivevano la consapevolezza del valore pubblico del piano e la convinzione che il compito di una rivista come Urbanistica Informazioni fosse quello di dare forma al racconto dell’urbanistica italiana, rendendo visibile la complessità, le differenze e le innovazioni che attraversano i territori.
Nel ricordarla, resta forte il senso di gratitudine per un’amica e una collega che ha saputo accompagnare con discrezione e intelligenza il lavoro della rivista, partecipando con lealtà a un progetto condiviso di conoscenza e di cultura di governo del territorio. La sua eredità redazionale vive nelle pagine che ha curato, ma anche nello stile che ha lasciato: quello di chi crede che il racconto dell’urbanistica sia, prima di tutto, un atto di responsabilità verso la città e verso la comunità dei suoi interpreti.