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Geografie del futuro: spazi urbani terrestri e visioni extraterrestri a cura di SDG11Lab, Politecnico di Torino/Piero Boccardo

In IV di copertina: elaborazione PoliTo-SDG11Lab L’immagine di copertina presenta, dall’alto in basso e da sinistra a destra: Doha; Emirati Arabi Uniti; un modello 3D della superficie marziana; Alice Springs (Australia); Città del Messico; Shanghai (Cina).
Il modello di Marte deriva dal lavoro del Bruce Murray Laboratory for Planetary Visualization, che ha realizzato un mosaico globale della superficie marziana a risoluzione senza precedenti (5 metri per pixel), ottenuto dai dati della Context Camera a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter.
Le altre immagini urbane sono acquisite dalla costellazione satellitare PlanetScope, una rete di piccoli satelliti che fornisce osservazioni quotidiane ad alta risoluzione (3 m in modalità multispettrale) della superficie terrestre, utile per monitorare dinamiche urbane e ambientali su scala globale.

Le città del futuro, sospese tra la complessità terrestre e l’orizzonte cosmico, diventano un campo privilegiato per ripensare il rapporto tra significante e significato dell’abitare umano. Il loro significante è la trama visibile dell’innovazione: infrastrutture intelligenti, sistemi digitali interconnessi, flussi di dati che descrivono in tempo reale la vita urbana. È una materialità tecnologica che trasforma lo spazio urbano in un organismo sensibile, capace di apprendere, adattarsi e reagire.

Il significato, però, va oltre la dimensione tecnica. Emerge nel modo in cui queste tecnologie ridefiniscono il nostro rapporto con il pianeta, introducendo una consapevolezza ecologica e sistemica. L’esplorazione dello spazio cosmico amplifica questa riflessione: immaginare insediamenti umani su altri corpi celesti significa ripensare la città come un ecosistema chiuso e integrato, fondato su equilibrio energetico, riciclo, protezione e coevoluzione con l’ambiente.
In questa tensione tra Terra e spazio, il progetto urbano assume una valenza inedita. Da un lato, le città terrestri sperimentano modelli di resilienza e sostenibilità applicabili anche fuori dal nostro pianeta; dall’altro, la progettazione extraterrestre, con la sua radicale esigenza di autosufficienza, costringe a riconsiderare governance, cooperazione e uso delle risorse.
La città terrestre diventa laboratorio, quella extraterrestre uno specchio critico delle nostre aspirazioni.

La dimensione simbolica è centrale. Se l’habitat terrestre è stratificazione storica e memoria, quello extraterrestre si configura come una tabula quasi rasa, dove ogni scelta progettuale incide direttamente sulla possibilità della vita.
Le città del futuro non sono quindi solo avanzamento tecnico, ma esercizi di visione: spazi in cui il significante tecnologico e il significato culturale devono restare inseparabili, affinché l’abitare continui ad avere senso, sulla Terra come oltre la Terra.

Pubblicato il 26 gennaio 2026