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	<title>Urbanistica informazioni</title>
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		<title>Bologna: piani per la citt&#224; antica e contesti contemporanei</title>
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		<dc:creator>Ufficio di Piano urbanistico - Comune di Bologna</dc:creator>


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&lt;p&gt;L'immagine di copertina &#232; stata ottenuta per accostamento di tre rappresentazioni diverse del centro storico di Bologna, ricavate da altrettante stagioni della pianificazione della citt&#224;. Per il Piano regolatore del 1889 il centro storico &#232; la citt&#224; esistente, rappresentata con isolati pieni in grigio e monumenti in nero; tutto il resto, il reticolo di strade bianche con isolati rosa, &#232; &#8220;ampliamento&#8221;, la citt&#224; che crescer&#224; nel futuro. Anche all'interno del perimetro delle mura, che saranno abbattute (...)&lt;/p&gt;


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 <content:encoded>&lt;img class='spip_logo spip_logo_right spip_logos' alt=&#034;&#034; style='float:right' src='http://urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L119xH150/arton1069-264ba.jpg?1775430708' width='119' height='150' /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_1720 spip_documents'&gt; &lt;img class='img-responsive' src='http://urbanisticainformazioni.it/local/cache-vignettes/L500xH632/quarta-13-c0ef1.jpg?1775430708' alt=&#034;&#034; width='500' height='632' /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'immagine di copertina &#232; stata ottenuta per accostamento di tre rappresentazioni diverse del centro storico di Bologna, ricavate da altrettante stagioni della pianificazione della citt&#224;.&lt;br class='autobr' /&gt;
Per il Piano regolatore del 1889 il centro storico &#232; la citt&#224; esistente, rappresentata con isolati pieni in grigio e monumenti in nero; tutto il resto, il reticolo di strade bianche con isolati rosa, &#232; &#8220;ampliamento&#8221;, la citt&#224; che crescer&#224; nel futuro.&lt;br class='autobr' /&gt;
Anche all'interno del perimetro delle mura, che saranno abbattute nel 1902-1904, si vede l'introduzione di alcune maglie della citt&#224; in ampliamento.&lt;br class='autobr' /&gt;
Il piano prevede poi il taglio di isolati per costruire nuove strade e allargamenti, nonch&#233; alcune piazze attorno a monumenti significativi.&lt;br class='autobr' /&gt;
Ottant'anni dopo, il Piano per il centro storico rivoluziona l'approccio all'intervento, in linea con l'evoluzione della disciplina negli anni della nascita di ANCSA: &#8220;il principio del restauro conservativo, inteso come conoscenza del passato quale programmazione del futuro&#8221; diventa la legge per ogni trasformazione entro il perimetro racchiuso nelle vecchie mura, non pi&#249; esistenti.&lt;br class='autobr' /&gt;
Il disegno del piano rappresenta ogni edificio come individuo, definendone l'appartenenza a quattro categorie di tipologie edilizie e identificando una specifica categoria d'intervento, attribuita sulla base degli obiettivi di conservazione di ogni elemento costitutivo del centro storico nel suo insieme.&lt;br class='autobr' /&gt;
Nel 2021 il Piano urbanistico generale, redatto in riferimento alla terza legge urbanistica della Regione Emilia-Romagna, porta ad un'altra rappresentazione significativamente diversa: alla ripresa di tutti gli edifici d'interesse (allargati a quelli pi&#249; significativi del '900), distinti per quattro modalit&#224; d'intervento/tutela, si sovrappone una lettura per tessuti insediativi che allarga la visione della &#8220;citt&#224; storica&#8221; ai tessuti formatisi a partire dal Piano del 1889 (i quartieri giardino, i tessuti compatti e quelli specializzati), continuando ad identificare un &#8220;nucleo di antica formazione&#8221; sostanzialmente coincidente con la zona A del Piano del 1969.&lt;br class='autobr' /&gt;
L'obiettivo strategico &#232; di &#8220;conservare i caratteri del paesaggio storico urbano, rinnovandone il ruolo&#8221;: introducendo, quindi, accanto ai criteri dei piani precedenti, quelli nel frattempo elaborati in sede UNESCO nel 2011, per integrare conservazione e sviluppo urbano sostenibile.&lt;br class='autobr' /&gt;
L'idea di conservare &#8220;una citt&#224; antica per una societ&#224; nuova&#8221; continua dunque a guidare le linee di pianificazione per riaffermare la centralit&#224; della citt&#224; storica in contesti contemporanei in mutamento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In IV di copertina, dall'alto: &#8220;Pianta generale&#8221; del &#8220;Piano regolatore della citt&#224; e di ampliamento esterno&#8221;, Municipio di Bologna - Ufficio di edilit&#224; ed arte, approvato l'11.04.1889 (stralcio, originale in scala 1:4.000); &#8220;Piano operativo della conservazione&#8221; del &#8220;Piano per il centro storico&#8221;, Comune di Bologna - Assessorato all'Urbanistica, Direzione dei Servizi Pubblici, Ufficio Studi del Piano Regolatore, variante al Piano regolatore generale approvata il 21.06.1969, (stralcio, originale in scala 1:2.000); &#8220;Strategie urbane: abitabilit&#224; e inclusione&#8221;, Piano Urbanistico Generale, Comune di Bologna, Dipartimento Urbanistica Casa Ambiente, Ufficio di Piano urbanistico, approvato il 26.07.2021 (dettaglio da sito web) (fonte: Comune di Bologna).&lt;/p&gt;
&lt;h3 class=&#034;spip&#034;&gt;Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici (ANCSA)&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Fondata a Gubbio nel 1961, rappresenta una realt&#224; d'eccellenza per la salvaguardia e la rigenerazione del patrimonio italiano.&lt;br class='autobr' /&gt;
Nata in risposta all'espansione edilizia del dopoguerra, l'ANCSA ha segnato la storia dell'urbanistica con le Carte di Gubbio, considerando il &#8220;centro storico&#8221; come organismo vivo da tutelare nella sua complessit&#224; patrimoniale e sociale, quindi il &#8220;territorio storico&#8221; come espressione dell'identit&#224; culturale e soggetto in tutte le sue parti &#8211; citt&#224; esistente, paesaggi edificati, territorio rurale &#8211; di una organica strategia d'intervento.&lt;br class='autobr' /&gt;
L'attivit&#224; di ANCSA si articola attraverso ricerche, consulenze tecnico-amministrative e promozione di politiche di rigenerazione urbana sostenibile.&lt;br class='autobr' /&gt;
Collabora con Comuni, Universit&#224; e Istituzioni, favorendo lo scambio di buone pratiche per contrastare il degrado e la museificazione dei luoghi.&lt;br class='autobr' /&gt;
Persegue l'obiettivo di coniugare conservazione dei valori storici ed esigenze della vita contemporanea, affinch&#233; i centri storici rimangano luoghi abitati e fruiti.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
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		<title>Centro storico</title>
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		<dc:creator>ANCSA</dc:creator>


		<dc:subject>Significante &amp; significati</dc:subject>
		<dc:subject>Apertura solo testo in Home page</dc:subject>
		<dc:subject>Mostra articolo nella lista</dc:subject>

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&lt;p&gt;L'urbanistica moderna prende vita nella seconda met&#224; dell'800 in un'ottica di risanamento e modernizzazione delle capitali europee, per dilatarsi all'insieme dei contesti urbani nell'et&#224; dell'industrializzazione del vecchio continente. Alla prassi dello sventramento invalsa fra il XIX e il XX secolo, si contrappose il diradamento edilizio proposto da Gustavo Giovannoni che nel 1925 accusava gli sventramenti di togliere ogni carattere alla vecchia citt&#224; senza produrre una citt&#224; moderna. (...)&lt;/p&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;L'urbanistica moderna prende vita nella seconda met&#224; dell'800 in un'ottica di risanamento e modernizzazione delle capitali europee, per dilatarsi all'insieme dei contesti urbani nell'et&#224; dell'industrializzazione del vecchio continente. Alla prassi dello sventramento invalsa fra il XIX e il XX secolo, si contrappose il diradamento edilizio proposto da Gustavo Giovannoni che nel 1925 accusava gli sventramenti di togliere ogni carattere alla vecchia citt&#224; senza produrre una citt&#224; moderna.&lt;br class='autobr' /&gt;
Un'acquisizione rilevante venne stimolata nel 1929 da Luigi Piccinato che, criticando l'isolamento dei monumenti prodotto dagli interventi in atto, introduceva il principio della conservazione ambientale. Il suo pensiero contrastava tuttavia con la cultura degli anni Trenta che, a partire dalla Carta di Atene (1931) e dalla Carta (italiana) del Restauro (1931), propugnava la salvaguardia del monumento quale unicum avulso dal proprio contesto, ripresa dalla Legge n. 1089/1939 sulla &#8220;Tutela delle cose d'interesse artistico o storico&#8221;. Sarebbero occorsi tuttavia ancora due decenni per giungere al piano regolatore di Assisi, in cui Giovanni Astengo considerava il centro storico come entit&#224; omogenea da salvaguardare nel suo insieme, al di l&#224; del diverso valore formale delle singole componenti, dando sostanza alle intuizioni di Piccinato.&lt;br class='autobr' /&gt;
La Carta di Gubbio del 1960 segn&#242; una svolta culturale e programmatica, rigettando i criteri &#8220;del ripristino e delle aggiunte stilistiche, del rifacimento mimetico, della demolizione di edifici a carattere ambientale anche modesto, di ogni &#8216;diradamento' ed &#8216;isolamento' di edifici monumentali&#8221; e introducendo la dimensione collettiva del risanamento, a cui &#232; richiesta particolare cura nei confronti della &#8220;struttura sociale che caratterizza i quartieri&#8221;. Tuttavia, la Carta esplicita gli interventi indispensabili per la salvaguardia dei centri storici, ma non definisce questi ultimi. A farlo saranno Antonio Cederna e Mario Manieri Elia (Urbanistica, n. 32/1960) che comprendevano al loro interno &#8220;tutta la citt&#224; storica, tutto l'insieme della sua struttura urbanistica, quale si &#232; venuta lentamente componendo nei secoli&#8221;.&lt;br class='autobr' /&gt;
Sul piano normativo, il Dm n. 1444/1968 individuer&#224; la Zona territoriale omogenea A comprendendovi &#8220;le parti del territorio interessate da agglomerati urbani che rivestano carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti, che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, degli agglomerati stessi&#8221;. Definire oggi il &#8220;centro storico&#8221; a livello urbanistico diventa un atto programmatico che sul piano culturale mette in gioco i suoi due elementi costitutivi: la centralit&#224; e la storicit&#224;, interessandone l'aspetto socio-funzionale e quello materiale. La centralit&#224; considera la dotazione di servizi che il contesto urbano assicura, ma misura, al tempo stesso, la presenza di luoghi simbolici che le diverse porzioni della citt&#224; conservano. Nell'evoluzione recente dei tessuti insediativi ha preso corpo un assetto organizzativo multipolare; lungi dall'affermare che il centro storico abbia mai rappresentato una centralit&#224; compatta e univoca, va tuttavia riconosciuto che la crescita di poli commerciali, direzionali, per l'istruzione, ha accentuato l'organizzazione policentrica della citt&#224; contemporanea. In questo contesto il centro storico tuttavia conserva ed esprime i tradizionali requisiti dell'attrattivit&#224; funzionale e dell'identit&#224; simbolica. Il concetto di storicit&#224; assume significati differenti a seconda delle epoche in cui viene declinato, dal momento che ogni evoluzione, anche recente, che la citt&#224; ha vissuto, ha impresso su di essa la propria traccia materiale e i propri valori. La citt&#224; come &#8220;memoria collettiva dei popoli&#8221; (Aldo Rossi); la citt&#224; come specchio dell'organizzazione e dei valori che la societ&#224; esprime; tutto ci&#242; restituisce il senso evolutivo della storia urbana che costantemente muta l'assetto fisico e simbolico dei luoghi. Si pu&#242; concludere che centro storico &#232; un concetto complesso e dinamico che individua parti dell'impianto urbano che conservano i segni della loro formazione passata e una significativa concentrazione di funzioni economiche, sociali, collettive e culturali insediate e stratificate nel corso delle vicende evolutive vissute dalla citt&#224;. La sua perimetrazione &#8211; funzionale all'individuazione di ambiti specifici di tutela, riorganizzazione o riqualificazione urbana &#8211; deve comprendere le aree non edificate che ad esso risultano morfologicamente e funzionalmente integrate o connesse. Delimitare il perimetro dei centri storici risulta dunque un'inevitabile forzatura, ma assume rilevanza sul piano urbanistico, ma ancor pi&#249; su quello conoscitivo, per monitorarne le dinamiche sociali, gli assetti funzionali, le trasformazioni in essere a fronte delle sfide globali vissute dalla citt&#224; contemporanea. Sul piano progettuale, in molti contesti ha preso forza il paradigma della citt&#224; storica che, riconoscendo la pluralit&#224; dei caratteri insediativi antichi e moderni e delle istanze sociali, si pone come dimensione appropriata su cui incardinare processi di rigenerazione urbana. In questo quadro, il valore storico-culturale assume un ruolo guida della trasformazione, integrandosi con le esigenze della sostenibilit&#224; ambientale, dell'accessibilit&#224; e della mobilit&#224;, in modo coerente con gli obbiettivi finalizzati a un pi&#249; complessivo riequilibrio territoriale.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Per non tarpare le ali alla rigenerazione urbana</title>
		<link>http://urbanisticainformazioni.it/Per-non-tarpare-le-ali-alla-rigenerazione-urbana.html</link>
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		<dc:subject>Aperture</dc:subject>
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		<dc:subject>Mostra articolo nella lista</dc:subject>

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&lt;p&gt;Nei Paesi ad economia matura sono soprattutto le citt&#224; di maggiori dimensioni ad aver compreso che la crisi urbana non riguarda pi&#249; soltanto la forma costruita o lo stock di edilizia disponibile, ma investe il funzionamento complessivo del sistema insediativo. Il rallentamento demografico, l'invecchiamento della popolazione, la crisi climatica, la finanziarizzazione dell'edilizia, la questione abitativa e la riorganizzazione dei sistemi produttivi e logistici stanno modificando in profondit&#224; le (...)&lt;/p&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Nei Paesi ad economia matura sono soprattutto le citt&#224; di maggiori dimensioni ad aver compreso che la crisi urbana non riguarda pi&#249; soltanto la forma costruita o lo stock di edilizia disponibile, ma investe il funzionamento complessivo del sistema insediativo. Il rallentamento demografico, l'invecchiamento della popolazione, la crisi climatica, la finanziarizzazione dell'edilizia, la questione abitativa e la riorganizzazione dei sistemi produttivi e logistici stanno modificando in profondit&#224; le relazioni tra l'abitare, il lavoro, la mobilit&#224; e i servizi, mettendo in discussione gli stessi modelli urbani pi&#249; consolidati (Bettencourt e West 2010; Florida 2017).&lt;br class='autobr' /&gt;
In questo scenario, la rigenerazione urbana si &#232; ormai affermata come il principale riferimento delle politiche pubbliche per affrontare la crisi della citt&#224; contemporanea. La sua diffusione corrisponde all'esigenza di intervenire sul patrimonio esistente, di contenere il consumo di suolo e di migliorare la qualit&#224; urbana. E, tuttavia, &#232; proprio la centralit&#224; acquisita dalla rigenerazione urbana a favorire paradossalmente una sua interpretazione riduttiva, che tende a confinarla entro il perimetro angusto dei provvedimenti di incentivazione edilizia, che si basano sulla previsione di premi volumetrici e di procedure semplificate, spesso scollegate da una visione complessiva delle trasformazioni territoriali che ne potranno conseguire (Albrechts 2013; Healey 2010).&lt;br class='autobr' /&gt;
&#200; proprio in questa prospettiva che si collocano alcune considerazioni sviluppate di recente sul ruolo del masterplan come possibile strumento di pianificazione strategica a supporto delle politiche di rigenerazione urbana. In un contesto segnato dalla persistente difficolt&#224; di riformare organicamente il governo del territorio, il masterplan pu&#242; costituire un dispositivo di raccordo tra visione di medio-lungo periodo e pianificazione urbanistica ordinaria, senza assumerne i caratteri conformativi. La sua funzione non risiede nella definizione dei diritti edificatori, ma nella capacit&#224; di integrare obiettivi ambientali, sociali, infrastrutturali ed economici, offrendo un quadro di riferimento coerente per orientare progetti complessi di rigenerazione. Letto in questa chiave, il masterplan non rappresenta un'alternativa al piano, ma uno strumento che ne rafforza la capacit&#224; strategica, evitando che la rigenerazione venga ridotta ad una sommatoria di interventi edilizi incentivati.&lt;br class='autobr' /&gt;
Il rischio non &#232; solo quello di indebolire il ruolo della pianificazione urbanistica: in questo modo si corre altres&#236; il pericolo di svuotare la rigenerazione della sua capacit&#224; di incidere sulle cause strutturali della crisi dei sistemi insediativi. Senza un'integrazione chiara ed impegnativa tra rigenerazione, pianificazione e politiche pubbliche, gli interventi pi&#249; frequenti possono ridursi a semplici operazioni di sostituzione edilizia, mentre restano irrisolte le questioni che riguardano l'assetto complessivo del sistema insediativo. &#200; a partire da questa consapevolezza che la rigenerazione urbana pu&#242; essere ripensata non tanto come un'eccezione alle regole del governo del territorio, ma come una sua finalit&#224; strutturale (Inu 2025).&lt;/p&gt;
&lt;h3 class=&#034;spip&#034;&gt;Dalla politica urbana alla pratica di governo: l'ascesa della rigenerazione urbana&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Il successo economico, politico, e comunicativo del paradigma della rigenerazione urbana non &#232; affatto casuale: si tratta infatti del risultato di una convergenza di fattori culturali, economici e istituzionali che hanno trasformato questa nozione piuttosto indeterminata in un vero e proprio 'ombrello semantico'. In un contesto nel quale le citt&#224; sono chiamate a rispondere simultaneamente a crisi ambientali, sociali, economiche e demografiche, la rigenerazione appare come un concetto passe partout, che &#232; capace di tenere insieme tutto: sostenibilit&#224;, inclusione, innovazione, competitivit&#224;, qualit&#224; dello spazio pubblico.&lt;br class='autobr' /&gt;
In primo luogo si tratta di un vocabolo che rassicura perch&#233; sembra neutro e non evoca conflitti. A differenza di termini come &#8220;pianificazione&#8221;, &#8220;riqualificazione&#8221; o &#8220;trasformazione urbana&#8221;, la rigenerazione urbana sembra implicare un'aura di positivit&#224; e di cura, che non divide ma anzi aggrega. Questa neutralit&#224; apparente la rende politicamente spendibile in contesti molto diversi, dal piccolo comune alla grande metropoli, dalle amministrazioni progressiste ai governi conservatori.&lt;br class='autobr' /&gt;
Inoltre la rigenerazione urbana promette tempestivit&#224; in un'epoca impaziente, in quanto risulta associata in molti casi a interventi visibili, tangibili, spesso circoscritti e ad elevata fattibilit&#224;: piazze, spazi pubblici, edifici dismessi, aree industriali. In un periodo storico nel quale la politica ha bisogno di risultati immediati, la rigenerazione si propone come una formula perfetta: consente di esibire un cambiamento senza affrontare necessariamente le cause strutturali della crisi urbana (disuguaglianze, precariet&#224; abitativa, modelli di sviluppo insostenibili).&lt;br class='autobr' /&gt;
Proprio in virt&#249; della sua capacit&#224; di accogliere qualunque soluzione, rischia in molti casi di non affermare nulla di veramente risolutivo, e la sua forza si rivela anche la sua debolezza. La rigenerazione urbana &#232; diventata infatti una 'chiave universale', proprio perch&#233; pu&#242; significare tutto: un progetto di housing sociale, un intervento di gentrification mascherata, un programma di efficientamento energetico, un festival culturale, un piano di mobilit&#224; sostenibile. Quando un concetto diventa cos&#236; adattabile, perde di senso e smarrisce la capacit&#224; di orientare le scelte, tanto da diventare un'etichetta prima ancora che una strategia.&lt;br class='autobr' /&gt;
In un'oscillazione continua tra finalit&#224; strutturali, che riguardano la citt&#224; nel suo insieme, e politiche settoriali, che alludono invece ad interventi puntuali e spesso scoordinati, la rigenerazione urbana rischia di non saper individuare le differenze fondamentali tra queste due dimensioni. La pratica della rigenerazione finisce per rimescolarli e sovrapporli, con la conseguenza di produrre un'ambiguit&#224; ed un caos &#8220;creativo&#8221; che possono rivelarsi politicamente convenienti, ma che sotto il profilo urbanistico risultano rischiosi almeno nel lungo periodo.&lt;br class='autobr' /&gt;
In definitiva sono ormai molti anni che la rigenerazione urbana si propone come una risposta alla crisi della citt&#224; fordista, e tenta in questo modo di ripensare ai modelli di sviluppo, alle forme dell'abitare, alle relazioni tra spazi e comunit&#224;. Ma quanto pi&#249; diventa un'etichetta onnivora, tanto pi&#249; rischia di perdere la sua carica trasformativa.&lt;/p&gt;
&lt;h3 class=&#034;spip&#034;&gt;Quando la rigenerazione urbana diventa lo strumento di un'edilizia 'aumentata'&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Altrove ho gi&#224; sottolineato i rischi determinati in Italia da una evoluzione del quadro normativo in materia di pianificazione, che ha puntato ad una identificazione crescente della rigenerazione con misure tendenti a ridurre progressivamente la distinzione tra la disciplina urbanistica e il controllo delle trasformazioni edilizie (Talia 2025, 2026). Per questo motivo mi limiter&#242; in questo paragrafo, e nelle pagine successive, a richiamare le questioni che hanno rischiato di affidare il successo della rigenerazione a provvedimenti che si proponevano di individuare nei premi volumetrici, nei bonus edilizi e nelle procedure speciali e derogatorie la leva principale per costruire di pi&#249;, mentre sarebbe stato preferibile indirizzare le nuove misure di governo del territorio in direzione della capacit&#224; di guidare trasformazioni complesse.&lt;br class='autobr' /&gt;
Giunti ormai al termine di una lunga stagione di semplificazione, che aveva finito per &#8220;ingolfare&#8221; ulteriormente il ciclo edilizio proprio a seguito dei numerosi interventi emergenziali e derogatori che si sono succeduti nel corso di circa un ventennio, la proposta di legge delega per un nuovo Codice dell'edilizia e delle costruzioni che &#232; stata approvata dal Consiglio dei Ministri del 4 dicembre 2025, e che si propone di orientare il riordino e la semplificazione della normativa di settore (Dpr n. 380/2001), sembra in realt&#224; orientata a reiterare una prassi che appare sempre meno riconducibile ad un autentico progetto di riforma del governo del territorio, e nemmeno a razionalizzare la legislazione del comparto. Al contrario, essa sembra piuttosto orientata ad inseguire il ciclo edilizio, a facilitare i processi di finanziarizzazione e a tentare di sbloccare procedure congestionate proprio dalle precedenti semplificazioni, ma non &#232; possibile escludere che lo strumento della legge delega possa partorire nei prossimi mesi un Decreto legge con finalit&#224; ben pi&#249; ambiziose, e che si proponga di varare nei prossimi mesi una piccola riforma del governo del territorio. E con la conseguenza, assai discutibile, di limitare il dibattito parlamentare su di un tema talmente complesso, di centralizzare eccessivamente le scelte urbanistiche a scapito delle autonomie regionali (art. 117 Cost.) e di ignorare le specifiche esigenze locali. Inoltre, per la natura tecnica del provvedimento, &#232; richiesta un'attuazione condivisa, che il decreto delega potrebbe sacrificare, generando conflitti di competenza e complicando il gi&#224; complesso quadro normativo.&lt;br class='autobr' /&gt;
In attesa che questa ulteriore proiezione del conflitto tra governo del territorio e regolamentazione del settore edilizio giunga a compimento, si avverte la possibilit&#224; che il percorso seguito dal nuovo Codice interferisca con l'iter parlamentare del Testo unificato sulla rigenerazione urbana &#8211; da tempo in discussione al Senato &#8211; e questo per alcuni motivi collegati al funzionamento del processo legislativo e alla sovrapposizione tematica tra i due provvedimenti. Per quanto si tratti di due iniziative legislative distinte, tale eventualit&#224; &#232; legata alla circostanza per cui entrambi i testi affrontano argomenti della disciplina edilizia ed urbanistica che si intersecano, e che riguardano aspetti legati alla edificazione, alla trasformazione del patrimonio costruito, alle procedure amministrative e alla semplificazione normativa. Pi&#249; in particolare:&lt;br class='autobr' /&gt; * mentre il disegno di legge delega per il nuovo Codice dell'edilizia e delle costruzioni &#232; attualmente in Parlamento per l'approvazione, e se verr&#224; approvato dar&#224; al Governo 12 mesi per scrivere i decreti legislativi che riscriveranno organicamente la normativa edilizia (sostituendo l'attuale Dpr n. 380/2001);&lt;br class='autobr' /&gt; * il Testo unificato sulla rigenerazione urbana &#232; un secondo provvedimento (nato dall'unificazione di pi&#249; disegni di legge) che mira a stabilire una disciplina organica per gli interventi di rigenerazione urbana e a modificare anche alcuni aspetti del rapporto tra urbanistica ed edilizia nel contesto della rigenerazione stessa.&lt;br class='autobr' /&gt;
Questa sovrapposizione di materie potr&#224; creare punti di contatto e potenziali problemi di coordinamento se le definizioni, le procedure o i principi del Testo unificato della rigenerazione non risulteranno coerenti con quelli che verranno fissati nel nuovo Codice. Di conseguenza potr&#224; rendersi necessario armonizzare i due testi in sede di esame parlamentare, oppure si dovr&#224; stabilire quale disciplina dovr&#224; prevalere su determinati aspetti tecnici o procedurali.&lt;br class='autobr' /&gt;
In conclusione, non &#232; automatico che l'uno blocchi l'altro, ma il fatto che entrambi i provvedimenti intervengano su aree collegate del diritto urbanistico-edilizio rende probabile una qualche forma di connessione d'iter e la necessit&#224; di coordinare le due iniziative. Il risultato concreto dipender&#224; dalle scelte parlamentari e dal modo in cui si affronteranno i punti di contatto tra queste iniziative di legge nelle commissioni e in aula.&lt;/p&gt;
&lt;h3 class=&#034;spip&#034;&gt;Rigenerazione urbana come progetto di riassetto del sistema insediativo&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Ridurre la rigenerazione urbana a una politica edilizia incentivata comprime l'orizzonte delle politiche pubbliche. In questo modo, problemi di natura strutturale &#8211; dalla selettivit&#224; abitativa agli squilibri funzionali, fino alla frammentazione sociale e territoriale &#8211; vengono affrontati attraverso interventi settoriali, affidando al mercato delle costruzioni la responsabilit&#224; di rispondere a sfide che riguardano invece l'organizzazione complessiva della citt&#224; e del territorio (Florida 2017; Albrechts 2013).&lt;br class='autobr' /&gt;
&#200; proprio a partire da questo limite che la rigenerazione urbana pu&#242; essere ripensata come progetto di riassetto del sistema insediativo, capace di incidere non solo sulla forma costruita ma sull'organizzazione complessiva degli spazi dell'abitare, del lavoro e dei servizi. Le grandi sfide della contemporaneit&#224; &#8211; crisi climatica, conflitto sociale, inverno demografico, trasformazioni dei sistemi produttivi e logistica globale &#8211; non si manifestano infatti come semplici problemi di obsolescenza edilizia, ma come squilibri territoriali e insediativi che richiedono risposte integrate e di lungo periodo (Healey 2010).&lt;br class='autobr' /&gt;
Affidare la rigenerazione a tattiche di sostituzione edilizia pilotate prevalentemente dal mercato delle costruzioni significa limitarne strutturalmente le ambizioni. Al contrario, una rigenerazione intesa come finalit&#224; strutturale del governo del territorio pu&#242; orientare le politiche pubbliche verso un ripensamento delle relazioni tra densit&#224; e qualit&#224; urbana, tra accessibilit&#224; e inclusione, tra localizzazione delle attivit&#224; produttive e sostenibilit&#224; ambientale (Albrechts 2013).&lt;br class='autobr' /&gt;
&#200; certamente a questa scala che la rigenerazione pu&#242; contribuire a contrastare gli effetti cumulativi della finanziarizzazione dell'edilizia, della selettivit&#224; abitativa e della polarizzazione funzionale delle citt&#224;, restituendo alla politica urbana una capacit&#224; di visione che ha da tempo smarrito, e che non dovrebbe esaurirsi nell'attivazione di singoli interventi (Bettencourt e West 2010).&lt;/p&gt;
&lt;h3 class=&#034;spip&#034;&gt;Conclusioni&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;La rigenerazione urbana rappresenta oggi una delle principali occasioni di innovazione delle politiche territoriali nelle citt&#224; mature. Proprio per questo, essa non pu&#242; essere ridotta a una sommatoria di interventi edilizi prevalentemente privati, n&#233; a un insieme di procedure eccezionali volte ad accelerare la trasformazione fisica degli spazi urbani. Una simile interpretazione, pur in grado di attivare processi nel breve periodo, rischia di produrre effetti selettivi e di rafforzare le disuguaglianze territoriali, senza incidere sulle cause strutturali della crisi urbana (Florida 2017; Inu 2025).&lt;br class='autobr' /&gt;
Se la rigenerazione vuole davvero rispondere alle sfide poste dalla crisi ambientale, dall'inverno demografico, dalla de-industrializzazione e dalla frammentazione sociale, deve assumere come proprio orizzonte il riassetto del sistema insediativo, e non la sola sostituzione del costruito. Questo implica un ripensamento del rapporto tra densit&#224;, accessibilit&#224;, localizzazione delle attivit&#224; e qualit&#224; urbana, che nessun intervento settoriale &#232; in grado di garantire in assenza di una visione complessiva (Healey 2010) e di una riforma del governo del territorio.&lt;br class='autobr' /&gt;
In questa prospettiva, la pianificazione urbanistica non costituisce un ostacolo alla rigenerazione, ma la condizione che ne pu&#242; consentire lo sviluppo ed ampliarne le ambizioni. Rafforzare il ruolo del piano significa restituire alle politiche pubbliche la capacit&#224; di orientare le trasformazioni, integrare obiettivi ambientali, sociali ed economici e costruire consenso attorno a progetti condivisi. &#200; su questo terreno che la rigenerazione urbana pu&#242; diventare un campo di prova per il rinnovamento del governo del territorio in Italia: non una politica edilizia travestita da innovazione, ma un progetto collettivo capace di governare il cambiamento senza tarparne le ali (Albrechts 2013; Inu 2025).&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>La conquista progressista di un diritto fondamentale</title>
		<link>http://urbanisticainformazioni.it/La-conquista-progressista-di-un-diritto-fondamentale.html</link>
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		<dc:creator>Giaimo</dc:creator>


		<dc:subject>Apertura</dc:subject>
		<dc:subject>Aperture</dc:subject>
		<dc:subject>Apertura solo testo in Home page</dc:subject>
		<dc:subject>Mostra articolo nella lista</dc:subject>

		<description>
&lt;p&gt;Dal suffragio alla citt&#224; dei servizi L'80&#176; anniversario del 1946, anno in cui le donne italiane esercitano pienamente il diritto di voto nelle consultazioni decisive per la nascita della Repubblica, offre l'occasione per ripensare la cittadinanza non solo come appartenenza politica ma come insieme di condizioni materiali che rendono effettivo l'accesso ai diritti. La conquista del suffragio, formalizzata nelle norme elettorali del 1946, inaugura infatti una fase in cui la presenza delle donne (...)&lt;/p&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;h3 class=&#034;spip&#034;&gt;Dal suffragio alla citt&#224; dei servizi&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;L'80&#176; anniversario del 1946, anno in cui le donne italiane esercitano pienamente il diritto di voto nelle consultazioni decisive per la nascita della Repubblica, offre l'occasione per ripensare la cittadinanza non solo come appartenenza politica ma come insieme di condizioni materiali che rendono effettivo l'accesso ai diritti. La conquista del suffragio, formalizzata nelle norme elettorali del 1946, inaugura infatti una fase in cui la presenza delle donne nel dibattito pubblico, nello spazio urbano e nelle istituzioni rende pi&#249; visibile &#8211; e politicamente negoziabile &#8211; la domanda di servizi, infrastrutture sociali e qualit&#224; dell'abitare.&lt;br class='autobr' /&gt;
In questo senso, l'urbanistica del secondo dopoguerra pu&#242; essere letta anche come campo di 'risposta istituzionale' alle istanze di welfare urbano e sociale: la domanda di servizi (scuole, attrezzature collettive, verde, spazi di relazione, accessibilit&#224;) entra progressivamente nella grammatica della pianificazione fino a essere codificata (12 anni dopo) in una metrica minima e inderogabile con il Dm 1444/1968, che stabilisce i rapporti massimi tra insediamenti e spazi pubblici riservati alle attivit&#224; collettive, al verde e ai parcheggi.&lt;br class='autobr' /&gt;
In proposito si intende provare a costruire un ragionamento genealogico che colleghi: il suffragio femminile come ampliamento della cittadinanza politica; la trasformazione del ruolo delle donne nella societ&#224; italiana del dopoguerra (lavoro, cura, tempi di vita, accesso ai servizi); la formalizzazione di un 'diritto ai servizi' nella pianificazione urbanistica, culminata nel Decreto 1444/1968. Va precisato che non si intende sostenere che il Decreto 'derivi' meccanicamente dal voto alle donne ma che il suffragio e l'organizzazione sociale e politica delle donne abbiano contribuito a creare (oltre che la 'domanda') le condizioni culturali e politiche per rendere esigibile &#8211; anche in forma tecnica &#8211; una parte della cittadinanza urbana.&lt;/p&gt;
&lt;h3 class=&#034;spip&#034;&gt;Cittadinanza sostanziale e standard: due chiavi interpretative&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Due passaggi concettuali paiono utili per inquadrare il nesso tra suffragio e standard urbanistici. In primis va considerato che se il diritto di voto abilita rappresentanza e partecipazione, la sua efficacia sociale dipende dalla possibilit&#224; di incidere su priorit&#224; e risorse collettive. Nel dopoguerra italiano, la ricostruzione e la modernizzazione dell'apparato pubblico investono direttamente le condizioni dell'accessibilit&#224; all'abitare e ai servizi: scuole, verde, spazi collettivi e mobilit&#224; diventano componenti decisive del welfare territoriale. In questo quadro, l'allargamento della cittadinanza politica alle donne porta in primo piano una domanda di citt&#224; legata ai tempi di vita, al lavoro, alle attivit&#224; di cura e alla prossimit&#224; delle dotazioni.&lt;br class='autobr' /&gt;
In aggiunta, gli standard urbanistici vanno assunti come 'traduzione tecnica' di un diritto ai servizi. Il Dm 1444/1968 &#232; notoriamente considerato un dispositivo tecnico-normativo di controllo dell'espansione urbana e garanzia minima di dotazioni. Di esso va anche sottolineata la forte valenza politico-sociale: introduce una soglia inderogabile che limita la discrezionalit&#224; locale e impone di considerare le aree su cui realizzare ed erogare servizi come parte costitutiva dei diritti di cittadinanza da garantire obbligatoriamente tramite la pianificazione urbanistica, anch'essa resa obbligatoria dalla emanazione della L 765/1967. Gli standard rappresentano, dunque, un modo &#8211; imperfetto ma potente &#8211; di trasformare la domanda sociale in tecnica urbanistica: una sorta di 'soglia minima' della citt&#224; pubblica.&lt;/p&gt;
&lt;h3 class=&#034;spip&#034;&gt;Genealogia 1946-1968: donne, vita quotidiana, diritto ai servizi, anticipazioni&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;La genealogia del passaggio 1946-1968 che si intende focalizzare non va intesa come sequenza lineare ma come convergenza di fattori: trasformazioni socioeconomiche, dibattito urbanistico, politiche pubbliche e mobilitazioni sociali. In questo intreccio, la domanda di servizi urbani si pu&#242; leggere anche attraverso la lente delle pratiche di donne e della vita quotidiana, ossia di un'esperienza sociale che rende evidente la centralit&#224; delle dotazioni di prossimit&#224; e l'organizzazione dei tempi urbani (Renzoni 2014). La costruzione di una 'citt&#224; dei servizi' non &#232; soltanto esito di un'evoluzione disciplinare interna all'urbanistica o delle lotte contro la rendita urbana ma anche di una politicizzazione della vita quotidiana: i bisogni legati alla cura, all'educazione, alla riproduzione sociale e alla gestione dei tempi (spesso gravanti sulle donne), lo stesso diritto alla casa (in parte conseguito con la Legge 167/1962),&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href='#nb1' class='spip_note' rel='appendix' title='Successivamente il diritto alla casa sar&#224; sostenuto con la L 865/1971 e (...)' id='nh1'&gt;1&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt; diventano terreno di rivendicazione e, progressivamente, di codificazione.&lt;br class='autobr' /&gt;
Un tassello importante di questa genealogia &#8211; spesso richiamato come esperienza 'anticipatrice' rispetto al lessico successivo dei servizi e delle dotazioni &#8211; &#232; rappresentato dal progetto olivettiano a Ivrea e nel Canavese, dove Adriano Olivetti sperimenta fin dagli anni '40 e '50 un modello integrato di impresa, welfare, comunit&#224; e territorio. In quella prospettiva, la qualit&#224; dell'abitare e dell'ambiente di vita non &#232; considerata esterna alla produzione ma condizione della dignit&#224; del lavoro e della cittadinanza sociale.&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href='#nb2' class='spip_note' rel='appendix' title='A Ivrea, nel 1962, lavoravano oltre 3.300 donne nei reparti di produzione, (...)' id='nh2'&gt;2&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt; Gli interventi sociali promossi dall'azienda &#8211; inclusi servizi e dispositivi di supporto alla conciliazione tra lavoro e cura &#8211; incidono in modo significativo anche sulla condizione delle donne lavoratrici, rendendo visibile il nesso tra organizzazione del lavoro, tempi di vita e infrastrutture sociali (asili, servizi di prossimit&#224;, attrezzature collettive, spazi per la riproduzione quotidiana e la cultura) quale condizione stessa dei diritti delle donne.&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href='#nb3' class='spip_note' rel='appendix' title='Si veda: &#8220;Donne in Olivetti&#8221;, Archivio storico Olivetti ().' id='nh3'&gt;3&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;&lt;br class='autobr' /&gt;
In termini urbanistici, l'esperienza di Ivrea pu&#242; essere letta come una prefigurazione di ci&#242; che, nel decennio successivo, diventer&#224; progressivamente oggetto di codificazione pubblica: l'idea che i servizi non siano un accessorio 'a valle' della realizzazione dell'edificato ma una componente strutturale della qualit&#224; insediativa urbana e della giustizia sociale in cui coinvolgere e responsabilizzare l'impresa. In questa chiave, l'esperienza olivettiana non coincide con un modello di standard urbanistici in senso stretto ma contribuisce a consolidare &#8211; in forma concreta e localizzata &#8211; una cultura del welfare socio-territoriale che aiuta a comprendere come, nel passaggio 1946-1968, la domanda di servizi legata alla vita quotidiana (e in particolare al lavoro femminile e di cura) possa e debba trovare riconoscimento anche nella strumentazione della pianificazione. L'esperimento olivettiano si dispiega &#8220;senza la precisa volont&#224; di conseguire un disegno rigido e unitario prefigurato, bens&#236; modellandosi continuamente per mettere in pratica un processo concreto di trasformazione territoriale della societ&#224;, basato su nuovi valori democratici&#8221; (Galuzzi 2023: 30).&lt;br class='autobr' /&gt;
Questa 'anticipazione' locale non sostituisce la successiva formalizzazione nazionale ma ne richiama la matrice: la trasformazione dei bisogni quotidiani in diritti urbani avrebbe richiesto, prima o poi, una traduzione istituzionale capace di renderli rivendicabili e concretamente applicabili a livello nazionale, come avverr&#224; con la Legge ponte del 1967 e con il Dm 1444/1968.&lt;br class='autobr' /&gt;
In questa traiettoria, un ruolo specifico va attribuito anche alle organizzazioni femminili e, in particolare, all'Udi (Unione donne italiane) e al Cif (Centro italiano femminile), come attori capaci di legare diritti e condizioni materiali dell'abitare, contribuendo a costruire un lessico e una domanda pubblica attorno alla necessit&#224; di servizi urbani e spazi collettivi (Rossi Doria 1996). Il punto che si intende sottolineare &#232; che l'ampliamento della cittadinanza politica (suffragio) abbia reso socialmente pi&#249; 'udibile' e istituzionalmente pi&#249; 'negoziabile' questa domanda: il diritto di voto certamente non ha prodotto gli standard ma ha concorso a creare le condizioni per cui la questione dei servizi urbani entrasse nel conflitto democratico e nelle politiche pubbliche.&lt;br class='autobr' /&gt;
Il passaggio normativo del 1968 &#232;, in tal senso, un atto di formalizzazione: il Dm 1444/1968 stabilisce che, nella formazione o revisione degli strumenti urbanistici, debbano essere rispettati rapporti massimi tra insediamenti residenziali, produttivi, terziario-commerciali e spazi pubblici riservati a diritti costituzionalmente fondamentali come istruzione, salute, assistenza, al verde pubblico, attivit&#224; collettive e ai parcheggi. Pur con tutti i limiti noti&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href='#nb4' class='spip_note' rel='appendix' title='Fra i pi&#249; noti limiti tecnici da superare vi &#232; il fatto che gli standard sono (...)' id='nh4'&gt;4&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt; tale quantificazione &#232; cruciale perch&#233; produce un effetto di esigibilit&#224; minima: rende misurabile una parte della qualit&#224; urbana e dunque la rende potenzialmente oggetto di controllo e rivendicazione.&lt;/p&gt;
&lt;h3 class=&#034;spip&#034;&gt;Leggere il nesso tra i due momenti&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Letto nel prisma 1946-1968, il Dm 1444 emerge come un dispositivo ambivalente. Da un lato, gli standard fissano una soglia non negoziabile di citt&#224; pubblica, riducono l'arbitrariet&#224; locale e rendono servizi e spazi collettivi una componente minima della cittadinanza urbana. Dall'altro, la parametrizzazione in mq/abitante rischia di ridurre bisogni complessi a una griglia quantitativa, producendo dotazioni formalmente 'in regola' ma poco accessibili o mal localizzate: la qualit&#224; dell'abitare dipende certamente anche da prossimit&#224;, tempi urbani e capacit&#224; di rispondere ai bisogni di soggetti diversi.&lt;br class='autobr' /&gt;
Oggi, nell'epoca di rigenerazione, densificazione e cambi d'uso, questa genealogia invita a non ridurre gli standard a mero adempimento ma a rilanciarli come garanzia, aggiornandoli in chiave prestazionale (accessibilit&#224;, prossimit&#224;, qualit&#224;).&lt;br class='autobr' /&gt;
Ottant'anni dopo, leggere il suffragio femminile come apertura di un processo in cui la cittadinanza politica si intreccia con cittadinanza e comunit&#224; urbana sottolinea come la trasformazione del ruolo delle donne nella societ&#224; del dopoguerra e la politicizzazione dei bisogni della vita quotidiana abbiano reso centrale la questione dei servizi e delle dotazioni collettive. L'azione dei movimenti e delle organizzazioni femminili contribuisce a costruire una domanda pubblica che l'urbanistica e lo Stato, nel clima riformista di fine anni '60 e inizio anni '70, traducono in un dispositivo normativo minimo quale &#232; il Dm 1444. In questa prospettiva, gli standard non sono soltanto una tecnica di piano: sono anche la formalizzazione &#8211; imperfetta ma decisiva &#8211; di un'idea di citt&#224; come infrastruttura di diritti. La sfida odierna, coerente con quella genealogia, non &#232; abbandonare gli standard, ma aggiornarne l'impianto affinch&#233; la citt&#224; dei servizi sia misurabile non solo in quantit&#224;, ma anche in qualit&#224;, cio&#232; nelle condizioni concrete che rendono effettivi i diritti nella vita quotidiana.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;div id='nb1'&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href='#nh1' class='spip_note' title='Note 1' rev='appendix'&gt;1&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Successivamente il diritto alla casa sar&#224; sostenuto con la L 865/1971 e alcuni anni dopo anche con le Leggi 457 e 392 del 1978.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id='nb2'&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href='#nh2' class='spip_note' title='Note 2' rev='appendix'&gt;2&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;A Ivrea, nel 1962, lavoravano oltre 3.300 donne nei reparti di produzione, assemblaggio e uffici, con la stessa retribuzione degli uomini. Il modello praticato includeva un sistema di assistenza pionieristico: 9 mesi di congedo per maternit&#224; retribuiti al 100%; asili nido e strutture per i figli dei lavoratori, per supportare le madri lavoratrici; servizi sanitari, biblioteche, mense e attivit&#224; culturali.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id='nb3'&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href='#nh3' class='spip_note' title='Note 3' rev='appendix'&gt;3&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Si veda: &#8220;Donne in Olivetti&#8221;, Archivio storico Olivetti (&lt;a href=&#034;https://www.archiviostoricolivetti.it/donne-in-olivetti/&#034; class='spip_url spip_out auto' rel='nofollow external'&gt;https://www.archiviostoricolivetti.it/donne-in-olivetti/&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id='nb4'&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href='#nh4' class='spip_note' title='Note 4' rev='appendix'&gt;4&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Fra i pi&#249; noti limiti tecnici da superare vi &#232; il fatto che gli standard sono stati pensati dal legislatore del 1968 per gli abitanti &#8220;esistenti e previsti&#8221; dal piano: oggi &#232;, invece, evidente la crescente importanza della popolazione non residente della citt&#224; contemporanea: un'altra leva che scardina le modalit&#224; di funzionamento della citt&#224; tradizionale.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Regolare il turismo per governare la citt&#224;. La Legge regionale Toscana 61/2024 e il ruolo della Corte costituzionale nella riaffermazione del governo del territorio</title>
		<link>http://urbanisticainformazioni.it/Regolare-il-turismo-per-governare-la-citta-La-Legge-regionale-Toscana.html</link>
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		<dc:date>2025-12-30T17:15:28Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>De Luca</dc:creator>


		<dc:subject>Speakers' Corner</dc:subject>
		<dc:subject>Mostra articolo nella lista</dc:subject>
		<dc:subject>Leggi regionali</dc:subject>
		<dc:subject>Turismo sostenibile</dc:subject>
		<dc:subject>Uso del suolo</dc:subject>
		<dc:subject>Toscana</dc:subject>
		<dc:subject>6</dc:subject>

		<description>

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&lt;a href="http://urbanisticainformazioni.it/-324-.html" rel="directory"&gt;324&lt;/a&gt;

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&lt;a href="http://urbanisticainformazioni.it/+-Turismo-sostenibile-+.html" rel="tag"&gt;Turismo sostenibile&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://urbanisticainformazioni.it/+-Uso-del-suolo-+.html" rel="tag"&gt;Uso del suolo&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://urbanisticainformazioni.it/+-Toscana-+.html" rel="tag"&gt;Toscana&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://urbanisticainformazioni.it/+-mot210-+.html" rel="tag"&gt;6&lt;/a&gt;

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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>L'indice di piantumazione. La misura del verde in urbanistica</title>
		<link>http://urbanisticainformazioni.it/L-indice-di-piantumazione-La-misura-del-verde-in-urbanistica.html</link>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Cicalese, Fasolino, Potolicchio</dc:creator>


		<dc:subject>Urbanistica, societ&#224;, istituzioni</dc:subject>
		<dc:subject>Mostra articolo nella lista</dc:subject>
		<dc:subject>Cambiamenti climatici</dc:subject>
		<dc:subject>Infrastutture verdi</dc:subject>
		<dc:subject>Biodiversit&#224;</dc:subject>

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&lt;a href="http://urbanisticainformazioni.it/+-Infrastutture-verdi-+.html" rel="tag"&gt;Infrastutture verdi&lt;/a&gt;, 
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<item xml:lang="it">
		<title>Tra fiume e citt&#224;: riqualificazione fluviale e coprogettazione a Sasso Marconi</title>
		<link>http://urbanisticainformazioni.it/Tra-fiume-e-citta-riqualificazione-fluviale-e-coprogettazione-a-Sasso.html</link>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Mazzali</dc:creator>


		<dc:subject>Urbanistica, societ&#224;, istituzioni</dc:subject>
		<dc:subject>Mostra articolo nella lista</dc:subject>
		<dc:subject>Sasso Marconi (Bo)</dc:subject>
		<dc:subject>Ambiente e paesaggio</dc:subject>
		<dc:subject>Transizione ecologica</dc:subject>
		<dc:subject>Partecipazione</dc:subject>

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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>La montagna dello spopolamento e quella del neopopolamento</title>
		<link>http://urbanisticainformazioni.it/La-montagna-dello-spopolamento-e-quella-del-neopopolamento.html</link>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Lupatelli</dc:creator>


		<dc:subject>Urbanistica, societ&#224;, istituzioni</dc:subject>
		<dc:subject>Mostra articolo nella lista</dc:subject>
		<dc:subject>Politica di coesione europea</dc:subject>
		<dc:subject>Ambiente e paesaggio</dc:subject>
		<dc:subject>Spopolamento</dc:subject>

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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>La Francia verso il piano di ripristino della natura: tra pragmatismo e pedagogia politica</title>
		<link>http://urbanisticainformazioni.it/La-Francia-verso-il-piano-di-ripristino-della-natura-tra-pragmatismo.html</link>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Palazzo</dc:creator>


		<dc:subject>Urbanistica, societ&#224;, istituzioni</dc:subject>
		<dc:subject>Mostra articolo nella lista</dc:subject>
		<dc:subject>Ambiente e paesaggio</dc:subject>
		<dc:subject>Transizione ecologica</dc:subject>
		<dc:subject>Partecipazione</dc:subject>
		<dc:subject>Francia</dc:subject>
		<dc:subject>4</dc:subject>

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&lt;a href="http://urbanisticainformazioni.it/+-Partecipazione-democratica-+.html" rel="tag"&gt;Partecipazione&lt;/a&gt;, 
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&lt;a href="http://urbanisticainformazioni.it/+-mot28-+.html" rel="tag"&gt;4&lt;/a&gt;

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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Lo spessore territoriale del fiume: Land-River Interactions nel caso del Marzenego</title>
		<link>http://urbanisticainformazioni.it/Lo-spessore-territoriale-del-fiume-Land-River-Interactions-nel-caso.html</link>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Beschi</dc:creator>


		<dc:subject>Spazio giovani</dc:subject>
		<dc:subject>Fiume Marzenego</dc:subject>
		<dc:subject>10</dc:subject>
		<dc:subject>Mostra articolo nella lista</dc:subject>
		<dc:subject>Ambiente e paesaggio</dc:subject>
		<dc:subject>Contratti di Fiume</dc:subject>
		<dc:subject>Copianificazione</dc:subject>

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&lt;a href="http://urbanisticainformazioni.it/-324-.html" rel="directory"&gt;324&lt;/a&gt;

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&lt;a href="http://urbanisticainformazioni.it/+-Spazio-giovani-+.html" rel="tag"&gt;Spazio giovani&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://urbanisticainformazioni.it/+-Fiume-Marzenego-+.html" rel="tag"&gt;Fiume Marzenego&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://urbanisticainformazioni.it/+-mot45-+.html" rel="tag"&gt;10&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://urbanisticainformazioni.it/+-Mostra-articolo-nella-lista-+.html" rel="tag"&gt;Mostra articolo nella lista&lt;/a&gt;, 
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&lt;a href="http://urbanisticainformazioni.it/+-Contratti-di-Fiume-+.html" rel="tag"&gt;Contratti di Fiume&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://urbanisticainformazioni.it/+-Copianificazione-+.html" rel="tag"&gt;Copianificazione&lt;/a&gt;

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